Quanti decessi si potrebbero evitare se ogni persona ricevesse cure tempestive ed efficaci? È la domanda alla base della mortalità trattabile, uno degli indicatori più usati per confrontare i risultati dei sistemi sanitari. Eurostat la calcola per tutti i Paesi europei contando i decessi prima dei 75 anni dovuti a cause che, con un’assistenza adeguata (diagnosi precoce, prevenzione secondaria, trattamento appropriato), non avrebbero dovuto avere esito fatale.
Nel 2023, ultimo anno disponibile, in Italia il tasso standardizzato di mortalità trattabile è di 61,9 decessi ogni 100.000 abitanti con meno di 75 anni. La media dell’Unione europea è 86,8: il valore italiano è inferiore del 29%.
Tredici anni di miglioramento
Dal 2011 al 2023 il tasso italiano è sceso da 75,4 a 61,9, con una riduzione del 18%. Nello stesso periodo la media europea è passata da 103,4 a 86,8 (−16%). La pandemia ha interrotto la discesa solo in parte: nel 2020 il tasso italiano è risalito a 66,5, ma nel 2022 era già tornato sotto il livello del 2019 (63,5 contro 63,7) e nel 2023 ha raggiunto il valore più basso della serie.
Il vantaggio relativo dell’Italia è rimasto ampio e stabile: il tasso italiano era inferiore alla media UE del 27% nel 2011, lo è del 29% nel 2023. Il quadro è simile per la mortalità prevenibile, che riguarda i decessi evitabili soprattutto con interventi di sanità pubblica e prevenzione primaria: 98,4 ogni 100.000 in Italia, 150,9 nell’UE. Sommando le due componenti, nel 2023 in Italia i decessi evitabili sotto i 75 anni sono stati 96.082.
Dove si colloca l’Italia in Europa
Con 61,9 l’Italia ha il settimo valore più basso tra i 27 Paesi dell’Unione. Fanno meglio Lussemburgo (51,7), Svezia (58,4), Francia (58,8), Belgio (58,8), Paesi Bassi (60,0) e Spagna (60,2): un gruppo compatto, in cui le differenze si misurano in pochi decessi ogni 100.000 abitanti. La Germania, con 83,3, resta oltre 20 punti sopra l’Italia. I valori più alti si registrano in Romania (199,7), Lettonia (189,5) e Bulgaria (185,3): circa il triplo del dato italiano.
Sull’insieme della mortalità evitabile, trattabile e prevenibile, il posizionamento è ancora migliore: con 160,3 decessi ogni 100.000 abitanti l’Italia ha il terzo valore più basso dell’Unione, dopo Cipro e Lussemburgo.
| Mortalità evitabile, 2023 (per 100.000 under 75) | Italia | UE-27 | Posizione Italia (1 = più bassa) |
|---|---|---|---|
| Trattabile | 61,9 | 86,8 | 7ª su 27 |
| Prevenibile | 98,4 | 150,9 | 2ª su 27 |
| Totale evitabile | 160,3 | 237,7 | 3ª su 27 |
Le cause: il vantaggio viene da cuore, ictus e polmoniti
Scomponendo il dato per causa, gran parte della distanza dalla media europea si concentra in poche voci. Per la cardiopatia ischemica il tasso trattabile italiano è 8,7 contro 16,6 della media UE, circa la metà. Per le malattie cerebrovascolari è 5,6 contro 8,6, per le polmoniti 2,5 contro 6,5. Queste tre cause, da sole, spiegano circa il 60% del divario complessivo tra Italia e UE.
Su altre cause il vantaggio si riduce o scompare. Per il tumore del colon-retto l’Italia è a 10,7 contro 13,0; per il tumore della mammella a 9,0 contro 9,2; per il diabete il valore è identico (3,6). La sepsi è, tra le cause principali, quella con lo scarto sfavorevole più ampio: 2,9 in Italia contro 2,4 nella media UE.
Cosa significa per chi gestisce servizi sanitari
La mortalità trattabile è un indicatore di esito: misura ciò che accade alla fine del percorso di cura, non come i pazienti vivono quel percorso. Un buon risultato complessivo può convivere con attese lunghe, rinunce alle cure e insoddisfazione, temi già affrontati su CustomerPA™ a proposito delle liste d’attesa e della rinuncia alle cure per reddito. Allo stesso modo, un servizio apprezzato dagli utenti non garantisce di per sé esiti clinici migliori. Le due misure rispondono a domande diverse e vanno lette insieme.
Ne derivano due indicazioni pratiche. La prima: il dato nazionale è una media e non dice nulla sulle differenze tra territori e tra strutture; per regioni e aziende sanitarie ha senso seguire gli stessi indicatori sul proprio bacino, nel tempo. La seconda: dove il vantaggio italiano è minimo, come nei tumori oggetto di screening o nel diabete, il risultato dipende dall’adesione ai programmi di prevenzione, dalla presa in carico delle malattie croniche e dalla continuità tra ospedale e territorio. Sono passaggi in cui l’esperienza degli utenti, rilevata con indagini mirate, aiuta a capire dove il percorso si interrompe.