La giustizia è un servizio pubblico come gli altri: ha utenti, tempi di attesa, sportelli, esiti. E come per gli altri servizi, la percezione dei cittadini conta. Da dieci anni la Commissione europea chiede ai cittadini di ogni Paese come giudicano l’indipendenza di tribunali e giudici, e Eurostat pubblica i risultati tra gli indicatori degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.
Nell’edizione 2025 il 46% degli italiani giudica l’indipendenza della giustizia «molto» o «abbastanza» buona. È il valore più alto della serie italiana, che parte nel 2016 dal 25%. La media europea è al 54%.
Dieci anni di recupero
Nel 2016 solo un italiano su quattro dava un giudizio positivo, esattamente la metà della media europea (25% contro 50%). Da allora la quota è cresciuta, con un andamento non lineare: 37% nel 2019, un calo al 31% nel 2020, poi di nuovo in salita fino al 40% del 2023. Il 2024 ha segnato un passo indietro (36%), il 2025 un balzo di dieci punti fino al 46%.
Nello stesso periodo la media europea è rimasta sostanzialmente stabile, tra il 50% e il 54%. Il divario si è quindi ridotto da 25 a 8 punti, quasi tutto per effetto del miglioramento italiano. Un salto così ampio in un solo anno va però letto con prudenza: si tratta di un’indagine campionaria e le prossime edizioni diranno se il livello si consolida.
Resta un dato da non trascurare. In ogni anno dal 2016 al 2025 i giudizi negativi hanno superato quelli positivi. Nel 2016 la distanza era di 36 punti (61% contro 25%); nel 2025 si è ridotta a un solo punto (47% contro 46%).
Dove si colloca l’Italia in Europa
Con il 46% l’Italia è al diciassettesimo posto tra i 27 Paesi dell’Unione. Sopra, tra gli altri, Paesi Bassi (75%), Germania (72%) e Francia (51%). In testa Finlandia (89%), Austria (87%) e Danimarca (81%). Sotto l’Italia si trovano, tra gli altri, Spagna (39%) e Grecia (38%); chiudono la classifica Croazia e Bulgaria (27%) e Polonia (24%).
La distribuzione dei giudizi aiuta a capire dove sta la differenza con la media europea. Non tanto nelle valutazioni più severe: chi giudica l’indipendenza «molto cattiva» è il 15% in Italia e il 13% nell’UE. Il divario è soprattutto nella fascia intermedia: il 32% degli italiani dà un giudizio «abbastanza cattivo», contro il 23% degli europei. E pesa anche la parte alta della scala: le valutazioni «molto buone» sono il 7% in Italia, il 13% nell’UE.
| Giudizio sull’indipendenza (2025) | Italia | UE-27 |
|---|---|---|
| Molto buona | 7% | 13% |
| Abbastanza buona | 39% | 41% |
| Abbastanza cattiva | 32% | 23% |
| Molto cattiva | 15% | 13% |
| Non sa | 7% | 10% |
| Totale giudizi positivi | 46% | 54% |
| Totale giudizi negativi | 47% | 36% |
In termini di gestione, è un’indicazione utile. Una quota ampia di giudizi tiepidamente negativi descrive una sfiducia meno radicata di quella di chi boccia senza appello, e quindi più sensibile a cambiamenti concreti nell’esperienza del servizio.
Corruzione percepita: progressi, poi una frenata
Un secondo indicatore, pubblicato da Eurostat nella stessa area degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, conferma il quadro. È l’indice di percezione della corruzione elaborato da Transparency International, che assegna a ogni Paese un punteggio da 0 a 100 sulla base di valutazioni di esperti e operatori economici.
L’Italia è passata da 42 punti nel 2012 a 56 nel triennio 2021-2023, riducendo la distanza dalla media europea da 21 a 8 punti. Negli ultimi due anni il punteggio è sceso a 54 e poi a 53, mentre la media UE è passata da 64 a 62. Nel 2025 il divario è di 9 punti. Anche qui la tendenza di lungo periodo è di avvicinamento, ma la corsa si è fermata.
Cosa significa per chi gestisce servizi pubblici
Indipendenza e corruzione percepite non sono misure della qualità di un singolo ufficio. Riflettono l’immagine complessiva delle istituzioni, alimentata dai media, dal dibattito politico, dall’esperienza diretta di pochi. Proprio per questo non bastano a orientare il miglioramento.
Per chi gestisce uffici giudiziari, servizi di cancelleria o qualunque servizio con un forte contenuto di garanzia, la domanda operativa è diversa: come valutano il servizio le persone che lo hanno effettivamente usato? Tempi, chiarezza delle informazioni, cortesia, accessibilità degli sportelli sono dimensioni misurabili con indagini di customer satisfaction mirate, ripetute nel tempo e confrontabili. Sono queste misure, affiancate agli indicatori generali di fiducia, a permettere di distinguere tra una sfiducia diffusa e i problemi concreti su cui un’amministrazione può intervenire.