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13 Ottobre 2026

Limitazioni nelle attività: in Italia il 16,5% contro il 24,2% UE. Ma il calo del 2024 è una rottura di serie

Nel 2025 il 16,5% degli italiani di 16 anni e più dichiara limitazioni nelle attività per motivi di salute, contro il 24,2% della media UE. Il calo di 6,1 punti del 2024 è segnalato da Eurostat come rottura di serie: una lezione utile per chi misura la soddisfazione nel tempo.

Chi progetta un’indagine di soddisfazione deve sapere a chi sta parlando. Una parte degli utenti dei servizi pubblici vive con limitazioni nelle attività quotidiane dovute a problemi di salute: per loro un questionario lungo, un modulo online poco accessibile o un’intervista telefonica frettolosa possono essere un ostacolo. La statistica europea misura questa popolazione con una sola domanda standard, il GALI (Global Activity Limitation Indicator), inserita ogni anno nell’indagine EU-SILC.

I dati 2025, pubblicati da Eurostat a settembre 2026, dicono che in Italia il 16,5% delle persone di 16 anni e più dichiara limitazioni gravi o non gravi, contro il 24,2% della media UE. Ma la serie italiana contiene una lezione di metodo che vale per qualsiasi ente che misura la soddisfazione nel tempo: nel 2024 il dato è sceso di oltre 6 punti in un anno, e Eurostat lo segnala come rottura di serie.

16,5%persone 16+ con limitazioni nelle attività in Italia nel 2025 (UE-27: 24,2%)
−6,1 punticalo italiano tra 2023 (20,6%) e 2024 (14,5%), anno segnalato come rottura di serie
52,7%quota di over 75 con limitazioni in Italia nel 2025 (UE-27: 58,1%)

Un indicatore stabile, poi un salto

Tra il 2017 e il 2023 la quota italiana si è mossa poco, tra il 20,6% e il 23,9%, sempre sotto la media europea. Nel 2024 scende al 14,5% e nel 2025 risale al 16,5%. Una variazione di questa ampiezza in un solo anno non è compatibile con il modo in cui cambia la salute di una popolazione: è il segnale che è cambiato qualcosa nella misura. Eurostat infatti associa al dato 2024 il flag b, che indica una rottura nella serie storica: i valori prima e dopo quell’anno non vanno confrontati come se fossero omogenei.

Persone con limitazioni nelle attività per motivi di salute
% della popolazione di 16 anni e più, limitazioni gravi o non gravi, 2017-2025
ItaliaUE-27

rottura di serie (IT)101520253020172018201920202021202220232024202524,524,526,926,924,224,223,923,920,620,614,514,516,516,527,027,0

Fonte: Eurostat, dataset hlth_silc_12. Elaborazione: Andrea Troisi · CustomerPA™ · Troisi Ricerche.

L’Italia non è un caso isolato. Nel 2024 la rottura di serie riguarda anche Danimarca, Spagna, Portogallo e Romania. Se si ordinano i 26 Paesi con dati disponibili per variazione tra 2023 e 2024, le cinque riduzioni più ampie sono proprio quelle dei cinque Paesi con il flag b: dai −12,0 punti della Romania ai −6,1 dell’Italia. Negli altri Paesi le variazioni sono in gran parte comprese tra −2,5 e +1,6 punti, con le eccezioni di Lituania (−5,2, dato provvisorio) e Grecia (−4,8).

Il salto del 2024: le cinque riduzioni più ampie sono tutte rotture di serie
Variazione 2023-2024 della quota di persone 16+ con limitazioni nelle attività, punti percentuali
Italia (rottura di serie)Altri Paesi con rottura di serie (b)Altri PaesiUE-27

−12−9−6−30+3Romania (b)−12,0Spagna (b)−9,5Danimarca (b)−9,2Portogallo (b)−6,9Italia (b)−6,1Lituania (p)−5,2Grecia−4,8UE-27−3,0Croazia−2,5Polonia−2,3Estonia−1,2Irlanda−1,0Paesi Bassi−1,0Slovenia−1,0Svezia−1,0Bulgaria−0,9Francia−0,4Cechia−0,2Ungheria0,0Finlandia+0,1Belgio+0,2Germania+0,2Malta+0,2Lettonia+0,5Austria+0,6Slovacchia+1,3Cipro+1,6

Fonte: Eurostat, dataset hlth_silc_12. Lussemburgo senza dati 2023-2024; (p) dato provvisorio. Elaborazione: Andrea Troisi · CustomerPA™ · Troisi Ricerche.

C’è un effetto a cascata. La media UE-27 scende nello stesso anno da 26,9% a 23,9%, ma l’aggregato europeo include i Paesi con la rottura di serie. Anche il confronto 2025 tra Italia e Unione va quindi letto con prudenza: l’Italia risulta terza per quota più bassa tra i 26 Paesi con dati, dopo Malta (11,0%) e Bulgaria (13,3%), ma una parte della distanza dalla media può dipendere da come viene posta e registrata la domanda nei diversi Paesi, oltre che dalle reali condizioni di salute. Lo si vede anche nella composizione: la differenza riguarda soprattutto le limitazioni non gravi (10,8% in Italia, 17,3% nell’UE), molto meno quelle gravi (5,7% contro 6,9%).

Dove si concentrano le limitazioni

Il dato medio nasconde forti differenze per età. In Italia dichiara limitazioni il 2,5% dei 16-24enni, il 14,3% dei 55-64enni, il 45,4% delle persone tra 75 e 84 anni e il 69,5% di chi ha 85 anni e più. Nelle classi più anziane la distanza dalla media europea si riduce molto: per gli over 85 è di meno di 3 punti.

Con l’età la quota cresce: oltre metà degli over 75
% di persone con limitazioni nelle attività (gravi o non gravi) per classe di età, 2025
ItaliaUE-27

0204060802,57,116-243,310,225-345,312,835-448,818,345-5414,328,955-6423,838,665-7445,453,475-8469,572,385 e piùclasse di età

Fonte: Eurostat, dataset hlth_silc_12. Elaborazione: Andrea Troisi · CustomerPA™ · Troisi Ricerche.

Il secondo asse è il reddito. In Italia la quota passa dal 19,1% del quinto più povero all’11,7% del quinto più ricco; in Europa il divario è più ampio, dal 33,5% al 15,4%. Chi ha limitazioni è quindi più spesso anziano e con meno risorse: lo stesso profilo di molti utenti dei servizi sociali, sanitari e di sportello.

Persone 16+ con limitazioni nelle attività, 2025 (%) Italia UE-27
1° quinto di reddito (più basso) 19,1 33,5
2° quinto 20,4 29,8
3° quinto 16,7 23,9
4° quinto 15,2 19,5
5° quinto (più alto) 11,7 15,4
Totale 16,5 24,2

Tre lezioni per chi misura la soddisfazione

1. Una serie storica vale quanto la stabilità dello strumento. Cambiare la formulazione di una domanda, la scala di risposta, l’ordine del questionario o la modalità di raccolta (da carta a web, da telefono a online) può spostare i risultati più di qualsiasi miglioramento del servizio. Quando il cambiamento è necessario, va dichiarato come fa Eurostat: segnalare la rottura nei report, non collegare con una linea continua i valori prima e dopo, e quando possibile rilevare per un periodo con entrambe le versioni per stimare l’effetto del cambio.

2. Una domanda di classificazione standard costa poco e rende molto. Il GALI è una sola domanda con tre risposte. Inserirla nei questionari di customer satisfaction permette di confrontare la soddisfazione di chi ha limitazioni con quella degli altri utenti e di verificare se il campione li rappresenta in proporzione corretta, usando come riferimento la quota rilevata dalla statistica ufficiale per la stessa fascia di età.

3. L’accessibilità è una condizione di qualità del dato. Se oltre metà degli over 75 ha limitazioni, un’indagine solo online o con questionari lunghi rischia di non raccogliere proprio la voce di chi incontra più difficoltà. Testi brevi, caratteri leggibili, compatibilità con le tecnologie assistive, possibilità di intervista assistita: sono scelte di metodo prima ancora che di cortesia. Lo stesso principio vale per qualsiasi indice sintetico di soddisfazione, compreso il TR-Index: la sua affidabilità dipende da chi riesce effettivamente a rispondere.

Per chi governa un servizio pubblico, il caso del 2024 è un promemoria utile: prima di commentare un calo o un aumento, conviene chiedersi se è cambiato il servizio o se è cambiato il modo di misurarlo.