In un precedente approfondimento abbiamo visto che in Italia la rinuncia a una visita medica per costi, distanza o liste d’attesa riguarda l’1,9% della popolazione con 16 anni e più, un valore inferiore alla media europea. La media, però, nasconde una forte disuguaglianza.
Dividendo la popolazione in cinque gruppi di uguale numerosità in base al reddito (i quinti), emerge che nel 2024 ha rinunciato a una visita il 4,3% delle persone del quinto più povero e appena lo 0,6% di quelle del quinto più ricco. Il rischio è circa sette volte più alto.
È soprattutto una questione di costo
Scomponendo i motivi, il quadro si chiarisce. Nel quinto più povero la rinuncia per motivi economici riguarda il 3,0% delle persone, contro il 2,1% europeo. Nel quinto più ricco è praticamente nulla (0,2%).
La rinuncia per lista d’attesa, invece, è distribuita in modo più uniforme: 1,3% nel quinto più povero, 0,4% in quello più ricco. È il segno che le famiglie con più risorse aggirano l’attesa pagando la prestazione privatamente, mentre quelle con meno risorse non hanno questa possibilità.
Un’indicazione per chi misura la soddisfazione
Per un’azienda sanitaria, questi dati suggeriscono di non fermarsi alla soddisfazione media dei pazienti. Le persone che rinunciano non compaiono tra gli utenti intervistati, perché al servizio non sono mai arrivate. Includere nelle indagini di popolazione una domanda sulle rinunce, e analizzare i risultati per condizione economica, permette di vedere la parte di domanda che il servizio pubblico non intercetta.