Tra le attività online con la pubblica amministrazione misurate da Eurostat, la presentazione della dichiarazione dei redditi è quella in cui l’Italia appare più distante dall’Europa.
Nel 2025 l’11,8% degli italiani tra 16 e 74 anni ha dichiarato di aver presentato online la propria dichiarazione dei redditi, contro il 38,2% della media europea. L’Italia è al 24° posto su 27. In Danimarca (84,9%) e Svezia (77,9%) lo fa la grande maggioranza della popolazione.
Perché il dato italiano è così basso
Il fisco italiano è tra i più digitalizzati d’Europa: la dichiarazione precompilata esiste dal 2015, la fatturazione elettronica è obbligatoria tra privati dal 2019, quasi tutte le dichiarazioni arrivano all’Agenzia delle Entrate per via telematica. Il punto è chi le invia.
In Italia una larga parte dei contribuenti si affida a un CAF, a un commercialista o al proprio datore di lavoro o ente pensionistico come sostituto d’imposta. Molti lavoratori dipendenti e pensionati, inoltre, non devono presentare alcuna dichiarazione. L’indicatore Eurostat conta solo chi ha inviato personalmente la propria dichiarazione tramite il sito o l’app dell’amministrazione: per questo sottostima il livello reale di digitalizzazione del fisco italiano.
Un anno di confronto
Tra il 2024 e il 2025 la quota italiana è passata dal 10,6% all’11,8%. La crescita è lenta ma c’è, ed è coerente con la maggiore diffusione della precompilata inviata direttamente dal contribuente con SPID o CIE.
Cosa insegna ai servizi pubblici
Il caso della dichiarazione dei redditi mostra che il canale digitale non deve per forza essere usato direttamente dal cittadino per funzionare. In molti servizi italiani, l’intermediario (CAF, patronato, professionista, familiare) è parte integrante del percorso. Nelle indagini sulla soddisfazione conviene tenerne conto: chiedere chi ha effettivamente svolto la pratica, e con quale esperienza, evita di attribuire all’ente meriti o colpe che dipendono da altri.