Con settembre riaprono le scuole, comprese quelle dell’infanzia. È un servizio che in Italia ha una lunga tradizione e che, a differenza dei nidi, è diffuso in modo capillare su tutto il territorio, con una forte presenza di scuole statali e comunali.
Secondo i dati EU-SILC 2024, frequenta un servizio educativo il 92,4% dei bambini tra i 3 anni e l’età dell’obbligo scolastico. Ma il dato più distintivo è l’orario: il 73,4% lo frequenta per 30 ore o più a settimana, contro il 55,5% della media europea.
Il tempo pieno come servizio alle famiglie
Tra i grandi Paesi, solo la Francia si avvicina all’Italia per diffusione del tempo pieno (69,7%). In Germania i bambini a tempo parziale sono più di quelli a tempo pieno, e il 15,0% non frequenta affatto. La Spagna ha una frequenza quasi universale ma con una quota più bassa di tempo pieno.
Per le famiglie italiane il tempo pieno è una condizione decisiva per conciliare lavoro e cura dei figli. È anche il motivo per cui, nelle indagini sui servizi educativi, gli orari e il servizio mensa sono tra gli aspetti che pesano di più sul giudizio complessivo.
Due fasce d’età, due storie
Il confronto tra le due fasce d’età è istruttivo. Sotto i tre anni l’Italia è in linea con la media europea (39,4% contro 39,3%), dopo anni di ritardo. Dai tre anni in poi è sopra la media (92,4% contro 89,2%). La scuola dell’infanzia è quindi un servizio maturo, e per i comuni che la gestiscono direttamente la sfida è la qualità: spazi, personale stabile, mensa, rapporto con le famiglie. Sono esattamente gli aspetti che un’indagine di soddisfazione ben costruita permette di misurare.