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5 Maggio 2026

Dare voce ai cittadini: solo il 3,7% degli italiani invia online richieste o reclami alla PA

La legge chiede alle amministrazioni di ascoltare i cittadini nella valutazione della performance. Ma i canali di ascolto sono poco usati: in Italia il 3,7% ha inviato online un reclamo o un'istanza nel 2025, in Europa il 5,7%.

Nella pubblica amministrazione italiana l’ascolto dei cittadini non è una scelta di stile: è previsto dalle norme sulla performance. Il decreto legislativo 150 del 2009, all’articolo 8, include tra gli ambiti della performance organizzativa la rilevazione del grado di soddisfazione dei destinatari dei servizi. L’articolo 19-bis, introdotto nel 2017, stabilisce che cittadini e utenti partecipano alla valutazione della performance e possono comunicare direttamente all’Organismo indipendente di valutazione il proprio grado di soddisfazione.

Nel 2019 il Dipartimento della Funzione pubblica ha pubblicato le Linee guida n. 4 sulla valutazione partecipativa, che indicano come organizzare questo ascolto. Con l’introduzione del PIAO, il Piano integrato di attività e organizzazione previsto dall’articolo 6 del decreto-legge 80 del 2021, la soddisfazione degli utenti è entrata anche nella programmazione integrata degli enti.

3,7%italiani che nel 2025 hanno inviato online richieste, istanze o reclami
5,7%media UE-27
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Il reclamo online è ancora un gesto raro

Uno dei modi più diretti con cui il cittadino si esprime è il reclamo o la segnalazione. Eurostat rileva quante persone, nell’ultimo anno, hanno usato internet per inviare alla PA richieste, istanze o reclami diversi dalle normali domande di documenti e prestazioni. In Italia la quota è del 3,7%, contro il 5,7% europeo.

Il valore è basso ovunque: anche nei Paesi più avanzati raramente supera il 10%. I Paesi Bassi (20,1%) e l’Ungheria (14,5%) sono le eccezioni. Segno che il canale digitale per far sentire la propria voce, anche dove esiste, è poco conosciuto o poco usato.

Richieste, istanze e reclami inviati online alla PA, 2025
% di persone 16-74 anni, ultimi 12 mesi
ItaliaMedia UE / area euroAltri

Paesi Bassi20,1Ungheria14,5Lussemburgo11,7Svezia10,8Cechia10,3Irlanda9,1Danimarca9,0Lituania8,7Portogallo8,3Spagna6,9Francia6,8Finlandia6,8Estonia6,6Malta6,0UE-275,7Austria5,5Belgio4,7Lettonia4,7Grecia4,3Cipro4,2Italia3,7Germania3,4Slovacchia2,3Bulgaria1,9Slovenia1,4Polonia1,3Romania1,0Croazia0,5

Fonte: Eurostat, dataset isoc_ciegi_ac. Elaborazione: Andrea Troisi · CustomerPA · Troisi Ricerche.

Una crescita lenta ma costante

Dal 2022 la quota italiana è passata dal 2,9% al 3,7%, quella europea dal 4,8% al 5,7%. La crescita c’è, ma in termini assoluti riguarda pochi cittadini: poco meno di 4 italiani su 100.

Richieste e reclami online alla PA: Italia e UE
% di persone 16-74 anni, 2022-2025
ItaliaUE-27

0123456720222023202420255,73,7

Fonte: Eurostat, dataset isoc_ciegi_ac. Elaborazione: Andrea Troisi · CustomerPA · Troisi Ricerche.

Perché il reclamo spontaneo non basta

Se i canali spontanei sono poco usati, affidare la valutazione partecipativa ai soli reclami significa ascoltare una piccola minoranza, di solito la più insoddisfatta. Le Linee guida della Funzione pubblica, infatti, suggeriscono di combinare più strumenti: indagini di soddisfazione su campioni rappresentativi, focus group, momenti di confronto con le associazioni e analisi delle segnalazioni.

In concreto, per un ente questo significa tre cose. Primo, programmare nel PIAO una rilevazione periodica della soddisfazione, con metodo e campione dichiarati. Secondo, rendere facili e visibili i canali di segnalazione, e dare risposta a chi li usa. Terzo, pubblicare i risultati, come prevede l’articolo 19-bis, e mostrare quali azioni sono state prese di conseguenza: è il modo più efficace per convincere i cittadini che partecipare serve.