La gestione dei rifiuti è uno dei servizi pubblici che i cittadini vedono ogni giorno. Dalla puntualità della raccolta alla pulizia delle strade, è anche uno degli ambiti in cui la soddisfazione verso il comune si forma più rapidamente.
Eurostat misura l’efficacia del sistema con il tasso di riciclo dei rifiuti urbani: la quota di rifiuti che torna effettivamente in circolo come materia. Nel 2023 l’Italia ha riciclato il 50,8% dei propri rifiuti urbani, contro il 47,9% della media europea. È il 7° valore più alto tra i 27 Paesi dell’Unione.
Vent’anni di crescita, poi un passo indietro
Nel 2010 l’Italia era sotto la media europea, con il 31,0%. Nel decennio successivo il tasso è cresciuto quasi ogni anno fino al 53,3% del 2022, superando l’Europa già dal 2017. Il 2023 segna un calo di 2,5 punti.
Il calo va letto con prudenza. Dal 2020 gli Stati membri devono calcolare il riciclo con regole più rigorose, che contano i materiali all’ingresso degli impianti di riciclo e non più quelli raccolti in modo differenziato. Le variazioni da un anno all’altro possono quindi riflettere anche cambiamenti nel metodo di rilevazione. La tendenza di lungo periodo resta positiva.
Il riciclo non è la soddisfazione
Un buon tasso di riciclo non garantisce cittadini soddisfatti. Le indagini sui servizi di igiene urbana mostrano che i giudizi dipendono molto da aspetti di prossimità: la frequenza del ritiro, la pulizia delle aree intorno ai contenitori, la facilità nel conferire gli ingombranti, la chiarezza delle informazioni sul calendario. Sono aspetti che il dato nazionale non vede.
Per un comune o per una società di igiene urbana la misura della soddisfazione è un complemento naturale degli indicatori ambientali. Permette di capire se le scelte organizzative, come il passaggio al porta a porta, vengono percepite come un miglioramento o come un peso.