Ogni servizio che un cittadino usa, dalla scuola dei figli al pronto soccorso, ha dietro una voce di spesa pubblica. Eurostat la classifica per funzione con lo schema internazionale COFOG, lo stesso per tutti i Paesi dell’Unione: è il modo più diretto per confrontare dove vanno le risorse delle amministrazioni pubbliche, al di là delle differenze di bilancio e di organizzazione.
I dati aggiornati il 21 ottobre 2026 dicono che nel 2024 le amministrazioni pubbliche italiane hanno speso per l’istruzione il 4,0% del PIL, contro il 4,7% della media dell’Unione. È la stessa quota, il 4,0%, che l’Italia ha destinato alle transazioni sul debito pubblico, cioè soprattutto agli interessi: nella media europea questa voce vale l’1,9%. In valore assoluto, 89,2 miliardi di euro per l’istruzione e 87,8 miliardi per il debito.
Più spesa in totale, meno per scuola e sanità
Nel complesso la spesa delle amministrazioni pubbliche italiane è stata pari al 50,4% del PIL, contro il 48,8% della media UE: è il quinto valore tra i 27 Paesi, dopo Finlandia, Francia, Austria e Belgio. La composizione però è diversa da quella europea. L’Italia spende di più per la protezione sociale (21,3% contro 19,5%), soprattutto per la vecchiaia (13,9% contro 10,6%), e per i servizi pubblici generali (7,7% contro 6,0%), la voce in cui rientrano gli interessi sul debito.
Restano sotto la media europea le funzioni che corrispondono ai servizi usati ogni giorno dai cittadini: la sanità (6,6% contro 7,3%), l’istruzione (4,0% contro 4,7%), le attività ricreative e la cultura (0,9% contro 1,2%). Ordine pubblico e sicurezza (1,8% contro 1,7%) e protezione dell’ambiente (0,9% contro 0,8%) sono in linea con l’Europa.
Istruzione: davanti all’Italia ci sono 23 Paesi
Con il 4,0% del PIL l’Italia è in fondo alla classifica europea della spesa pubblica per l’istruzione, alla pari con la Romania. Meno, in rapporto al PIL, spendono solo la Grecia (3,9%) e l’Irlanda (2,7%). In testa ci sono la Svezia (7,2%) e, al 6,3%, Belgio, Estonia e Finlandia. Tra i grandi Paesi la Francia è al 5,1%, la Germania al 4,5%, la Spagna al 4,1%.
La distanza dalla media UE si concentra in due livelli: la scuola dell’infanzia e primaria (1,4% del PIL contro 1,6%) e l’università (0,4% contro 0,8%). Per la scuola secondaria l’Italia spende invece poco più della media (1,8% contro 1,7%).
Sanità: in dieci anni il divario si è allargato
Nel 2014 la spesa pubblica per la sanità era quasi uguale in Italia e in Europa: 7,0% del PIL contro 7,1%. Nel 2020 è salita sia in Italia sia nella media europea, fino al 7,8% in Italia e all’8,0% nella media UE dello stesso anno. Poi l’Italia è scesa più rapidamente: nel 2024 la distanza è di 0,7 punti (6,6% contro 7,3%). Con questo valore l’Italia è al 14° posto tra i 27 Paesi. La differenza riguarda soprattutto i servizi ospedalieri (2,7% del PIL contro 3,3%); per i servizi ambulatoriali la spesa è in linea con la media europea (2,4% contro 2,3%).
Per l’istruzione, invece, il divario è stabile: nel 2014 l’Italia spendeva il 4,1% del PIL e l’Unione il 4,8%, dieci anni dopo 4,0% e 4,7%.
| % del PIL, 2024 | Italia | UE-27 |
|---|---|---|
| Istruzione dell’infanzia e primaria | 1,4 | 1,6 |
| Istruzione secondaria | 1,8 | 1,7 |
| Istruzione terziaria | 0,4 | 0,8 |
| Servizi ospedalieri | 2,7 | 3,3 |
| Servizi ambulatoriali | 2,4 | 2,3 |
| Prodotti, apparecchi e attrezzature mediche | 0,9 | 1,1 |
| Protezione sociale: vecchiaia | 13,9 | 10,6 |
| Transazioni sul debito pubblico | 4,0 | 1,9 |
Cosa significa per chi gestisce servizi pubblici
1. La spesa è un indicatore di risorse, non di risultato. Una quota di PIL più bassa non dice da sola se un servizio funziona peggio: conta come le risorse vengono usate. Per questo i dati di spesa vanno letti insieme agli indicatori di esito e di qualità percepita, come la mortalità trattabile o l’abbandono scolastico, che su questo sito abbiamo già analizzato.
2. Il margine è stretto. Quando il 4,0% del PIL va al debito e quasi il 14% alla vecchiaia, lo spazio per scuola e sanità dipende soprattutto dall’efficienza con cui si spende. Sapere quali aspetti di un servizio pesano di più sulla soddisfazione degli utenti aiuta a decidere dove concentrare risorse limitate.
3. La media nazionale nasconde i territori. I dati COFOG riguardano l’insieme delle amministrazioni pubbliche. Ospedali, scuole e servizi locali sono gestiti da Regioni, Comuni e aziende diverse: misurare in modo comparabile la qualità del servizio erogato, con un indice come il TR-Index, permette di confrontare realtà simili.
Nel complesso l’Italia non spende meno della media europea, spende di più. Ma una parte maggiore va agli interessi sul debito e alla vecchiaia, e una minore ai servizi che i cittadini usano ogni giorno.