andreatroisi.it troisiricerche.net Indice di Performance Territoriale Mappatura Competenze Registro Competenze CustomerPA™ BenessereOrg. Formazione TIP TroisiInsight DigitalizzazionePA Dibattito Pubblico VoiceInHub Governance Fin. Internazionalizzazione BDG
CPA Index Strumenti Grafici Metodologia Benchmark Ecosistema Chi siamo FAQ Richiedi demo ↗
LinkedIn YouTube
27 Ottobre 2026

Rifiuti urbani: l’Italia ricicla il 52,3%, sopra la media UE. L’obiettivo europeo del 2025 è il 55%

Nel 2024 l'Italia ha riciclato il 52,3% dei rifiuti urbani, contro il 49,4% della media UE: nono posto su 26 Paesi con dati. In discarica finiscono 75 chili per abitante (UE: 106), ma l'obiettivo europeo del 55% per il 2025 non è ancora raggiunto.

La raccolta e il trattamento dei rifiuti sono il servizio pubblico locale con cui i cittadini hanno il contatto più frequente: il calendario dei ritiri, i cassonetti sotto casa, i centri di raccolta, la tariffa. Per chi lo gestisce esiste un indicatore che l’Unione europea usa per misurare il risultato finale di tutta la filiera: la quota di rifiuti urbani che viene effettivamente riciclata.

Gli ultimi dati Eurostat, aggiornati il 15 ottobre 2026, dicono che nel 2024 l’Italia ha riciclato il 52,3% dei rifiuti urbani, contro il 49,4% della media dell’Unione. È un risultato sopra la media, ma ancora sotto l’obiettivo europeo del 55% fissato per il 2025. Nello stesso anno ogni italiano ha prodotto in media 500 chilogrammi di rifiuti urbani; 75 sono finiti in discarica.

52,3%rifiuti urbani riciclati in Italia nel 2024 (UE-27: 49,4%; obiettivo UE 2025: 55%)
500 kgrifiuti urbani prodotti per abitante in Italia nel 2024 (UE-27: 513)
75 kgrifiuti urbani per abitante smaltiti in discarica in Italia nel 2024 (2018: 108)

Nono posto in Europa, sei Paesi già oltre il 55%

Con il 52,3% l’Italia è al 9° posto tra i 26 Paesi dell’Unione con un dato 2024 (per la Romania l’anno non è ancora disponibile). La Germania ricicla il 69,0% dei rifiuti urbani, la Slovenia il 62,4%, l’Austria il 60,7%. Oltre la soglia del 55% ci sono anche Paesi Bassi (58,0%), Belgio (56,6%) e Lussemburgo (56,5%). Subito prima dell’Italia, quasi appaiate, Lettonia (52,7%) e Lituania (52,5%).

Tra i grandi Paesi l’Italia precede la Francia (45,5%) e la Spagna (42,5%, stima). In fondo alla classifica restano Bulgaria (21,8%), Grecia (17,5%), Malta (16,9%) e Cipro (15,8%, provvisorio), dove la discarica è ancora la destinazione prevalente.

Tasso di riciclo dei rifiuti urbani nei Paesi dell’Unione europea
Quota di rifiuti urbani riciclati (materia, compostaggio e digestione, preparazione per il riutilizzo), 2024. Romania: dato 2024 non disponibile. (b) rottura di serie, (e) stima, (p) provvisorio, (i) vedi metadati Eurostat

0%20%40%60%80%GermaniaSloveniaAustriaPaesi BassiBelgioLussemburgoLettoniaLituaniaItaliaSlovacchiaUE-27FinlandiaDanimarcaSveziaFranciaCechiaIrlandaSpagnaCroaziaEstoniaUngheriaPortogalloPoloniaBulgariaGreciaMaltaCiproobiettivo UE 2025: 55%69,062,460,758,056,656,552,752,552,350,749,4 (i)47,946,246,1 (b)45,5 (b)44,443,142,5 (e)36,736,433,632,931,121,817,516,915,8 (p)

Fonte: Eurostat, dataset cei_wm011. Elaborazione: Andrea Troisi · CustomerPA™ · Troisi Ricerche.

Dieci anni di crescita, poi un passo indietro e una ripresa

Nel 2015 l’Italia riciclava il 44,3% dei rifiuti urbani, poco sotto la media europea (44,9%). Da allora il tasso è salito quasi ogni anno fino al 53,3% del 2022, il valore più alto della serie. Nel 2023 è sceso al 50,8%, nel 2024 è risalito al 52,3%. In nove anni la crescita è stata di 8,0 punti, contro i 4,5 della media UE.

Il calo del 2023 riguarda soprattutto la frazione organica: i rifiuti avviati a compostaggio e digestione sono passati da 118 a 102 chilogrammi per abitante, mentre il riciclo di materia è leggermente aumentato (da 141 a 146). I dati Eurostat non indicano le cause di questa variazione; per capirla servono le fonti nazionali sulla raccolta differenziata e sugli impianti.

Il riciclo in Italia e nell’Unione europea dal 2015
Tasso di riciclo dei rifiuti urbani, %, 2015-2024
ItaliaUE-27

35%40%45%50%55%60%2015201620172018201920202021202220232024obiettivo UE 2025: 55%44,353,350,852,344,949,4

Fonte: Eurostat, dataset cei_wm011. Elaborazione: Andrea Troisi · CustomerPA™ · Troisi Ricerche.

Per raggiungere il 55% mancano 2,7 punti. L’obiettivo riguarda l’anno 2025, i cui dati saranno disponibili solo tra un anno: oggi si può dire che il livello del 2024 non è ancora sufficiente, non se l’obiettivo sarà mancato. La stessa direttiva quadro sui rifiuti prevede poi il 60% al 2030 e il 65% al 2035.

Meno discarica, poco incenerimento

La differenza con il resto d’Europa si vede anche su cosa succede ai rifiuti che non vengono riciclati. In Italia nel 2024 sono finiti in discarica o in altre forme di smaltimento 75 chilogrammi per abitante, contro 106 nella media UE. Nel 2018 erano 108: quasi un terzo in meno in sei anni. L’incenerimento, con o senza recupero di energia, riguarda 93 chilogrammi per abitante, contro 135 nella media europea.

Rapportati ai 500 chilogrammi prodotti, i 75 avviati in discarica sono il 15%. Il riferimento europeo per il 2035 è non superare il 10% dei rifiuti urbani prodotti.

Dove finiscono i rifiuti urbani
Chilogrammi per abitante per tipo di trattamento, 2024
ItaliaUE-27

0100200300400500Rifiuti urbani prodotti500513Riciclo di materia155150Compostaggio e digestione107102Incenerimento93135Discarica e altro smaltimento75106

Fonte: Eurostat, dataset env_wasmun. Elaborazione: Andrea Troisi · CustomerPA™ · Troisi Ricerche.
Chilogrammi per abitante Italia 2018 Italia 2024 UE-27 2024
Rifiuti urbani prodotti 504 500 513
Riciclati (materia, compostaggio e digestione) 251 262 253
Inceneriti (con o senza recupero di energia) 96 93 135
Discarica e altro smaltimento 108 75 106

Cosa significa per chi gestisce servizi locali

1. Il tasso di riciclo è un indicatore di esito dell’intera filiera. Dipende dalla raccolta, ma anche dalla qualità di ciò che si raccoglie e dagli impianti che lo trattano. Per un Comune o un gestore conviene affiancarlo a indicatori intermedi sotto il proprio controllo: la percentuale di raccolta differenziata, gli scarti delle frazioni raccolte, la regolarità dei ritiri, i tempi di risposta alle segnalazioni.

2. La media nazionale non basta. Il dato europeo è nazionale; le differenze tra territori, che in Italia sono ampie, si leggono nelle statistiche nazionali e regionali sulla raccolta differenziata. Un confronto utile parte da realtà simili per dimensione e struttura urbana.

3. Il riciclo passa dai comportamenti dei cittadini. Quanto è chiaro il calendario, quanto sono comodi i centri di raccolta, quanto è percepita equa la tariffa: sono aspetti che un’indagine di soddisfazione sul servizio può misurare, e che un indice sintetico come il TR-Index permette di seguire nel tempo accanto agli indicatori di esito.

L’Italia ricicla più della media europea e manda in discarica meno rifiuti. Il confronto che conta ora non è con la media degli altri Paesi, ma con gli obiettivi che l’Unione si è data.