La raccolta e il trattamento dei rifiuti sono il servizio pubblico locale con cui i cittadini hanno il contatto più frequente: il calendario dei ritiri, i cassonetti sotto casa, i centri di raccolta, la tariffa. Per chi lo gestisce esiste un indicatore che l’Unione europea usa per misurare il risultato finale di tutta la filiera: la quota di rifiuti urbani che viene effettivamente riciclata.
Gli ultimi dati Eurostat, aggiornati il 15 ottobre 2026, dicono che nel 2024 l’Italia ha riciclato il 52,3% dei rifiuti urbani, contro il 49,4% della media dell’Unione. È un risultato sopra la media, ma ancora sotto l’obiettivo europeo del 55% fissato per il 2025. Nello stesso anno ogni italiano ha prodotto in media 500 chilogrammi di rifiuti urbani; 75 sono finiti in discarica.
Nono posto in Europa, sei Paesi già oltre il 55%
Con il 52,3% l’Italia è al 9° posto tra i 26 Paesi dell’Unione con un dato 2024 (per la Romania l’anno non è ancora disponibile). La Germania ricicla il 69,0% dei rifiuti urbani, la Slovenia il 62,4%, l’Austria il 60,7%. Oltre la soglia del 55% ci sono anche Paesi Bassi (58,0%), Belgio (56,6%) e Lussemburgo (56,5%). Subito prima dell’Italia, quasi appaiate, Lettonia (52,7%) e Lituania (52,5%).
Tra i grandi Paesi l’Italia precede la Francia (45,5%) e la Spagna (42,5%, stima). In fondo alla classifica restano Bulgaria (21,8%), Grecia (17,5%), Malta (16,9%) e Cipro (15,8%, provvisorio), dove la discarica è ancora la destinazione prevalente.
Dieci anni di crescita, poi un passo indietro e una ripresa
Nel 2015 l’Italia riciclava il 44,3% dei rifiuti urbani, poco sotto la media europea (44,9%). Da allora il tasso è salito quasi ogni anno fino al 53,3% del 2022, il valore più alto della serie. Nel 2023 è sceso al 50,8%, nel 2024 è risalito al 52,3%. In nove anni la crescita è stata di 8,0 punti, contro i 4,5 della media UE.
Il calo del 2023 riguarda soprattutto la frazione organica: i rifiuti avviati a compostaggio e digestione sono passati da 118 a 102 chilogrammi per abitante, mentre il riciclo di materia è leggermente aumentato (da 141 a 146). I dati Eurostat non indicano le cause di questa variazione; per capirla servono le fonti nazionali sulla raccolta differenziata e sugli impianti.
Per raggiungere il 55% mancano 2,7 punti. L’obiettivo riguarda l’anno 2025, i cui dati saranno disponibili solo tra un anno: oggi si può dire che il livello del 2024 non è ancora sufficiente, non se l’obiettivo sarà mancato. La stessa direttiva quadro sui rifiuti prevede poi il 60% al 2030 e il 65% al 2035.
Meno discarica, poco incenerimento
La differenza con il resto d’Europa si vede anche su cosa succede ai rifiuti che non vengono riciclati. In Italia nel 2024 sono finiti in discarica o in altre forme di smaltimento 75 chilogrammi per abitante, contro 106 nella media UE. Nel 2018 erano 108: quasi un terzo in meno in sei anni. L’incenerimento, con o senza recupero di energia, riguarda 93 chilogrammi per abitante, contro 135 nella media europea.
Rapportati ai 500 chilogrammi prodotti, i 75 avviati in discarica sono il 15%. Il riferimento europeo per il 2035 è non superare il 10% dei rifiuti urbani prodotti.
| Chilogrammi per abitante | Italia 2018 | Italia 2024 | UE-27 2024 |
|---|---|---|---|
| Rifiuti urbani prodotti | 504 | 500 | 513 |
| Riciclati (materia, compostaggio e digestione) | 251 | 262 | 253 |
| Inceneriti (con o senza recupero di energia) | 96 | 93 | 135 |
| Discarica e altro smaltimento | 108 | 75 | 106 |
Cosa significa per chi gestisce servizi locali
1. Il tasso di riciclo è un indicatore di esito dell’intera filiera. Dipende dalla raccolta, ma anche dalla qualità di ciò che si raccoglie e dagli impianti che lo trattano. Per un Comune o un gestore conviene affiancarlo a indicatori intermedi sotto il proprio controllo: la percentuale di raccolta differenziata, gli scarti delle frazioni raccolte, la regolarità dei ritiri, i tempi di risposta alle segnalazioni.
2. La media nazionale non basta. Il dato europeo è nazionale; le differenze tra territori, che in Italia sono ampie, si leggono nelle statistiche nazionali e regionali sulla raccolta differenziata. Un confronto utile parte da realtà simili per dimensione e struttura urbana.
3. Il riciclo passa dai comportamenti dei cittadini. Quanto è chiaro il calendario, quanto sono comodi i centri di raccolta, quanto è percepita equa la tariffa: sono aspetti che un’indagine di soddisfazione sul servizio può misurare, e che un indice sintetico come il TR-Index permette di seguire nel tempo accanto agli indicatori di esito.
L’Italia ricicla più della media europea e manda in discarica meno rifiuti. Il confronto che conta ora non è con la media degli altri Paesi, ma con gli obiettivi che l’Unione si è data.