La sicurezza è uno dei temi che più influenzano il giudizio dei cittadini sulla qualità della vita e sull’operato dell’amministrazione locale, anche quando la competenza è di altri livelli di governo. Eurostat la rileva attraverso una domanda semplice dell’indagine EU-SILC: la famiglia vive in una zona con problemi di criminalità, violenza o vandalismo?
Nel 2023 in Italia ha risposto di sì il 6,4% della popolazione, contro il 10,0% della media europea. L’Italia è al 10° posto su 27 tra i Paesi con meno segnalazioni.
Un forte calo in otto anni
La serie italiana ha un andamento marcato: la quota è cresciuta fino al 19,4% del 2015, per poi scendere rapidamente al 9,4% del 2019, all’8,4% del 2020 e al 6,4% del 2023. Nella media europea il calo è stato più graduale, dal 13,2% al 10,0%.
Il dato va letto con prudenza. Si tratta di una percezione, influenzata anche dal clima dell’informazione, e dal 2021 la domanda non è più rilevata ogni anno. Inoltre la percezione di chi risponde per l’intera famiglia può differire da quella dei singoli componenti. Resta il segnale di una percezione di insicurezza nel quartiere oggi più contenuta che in passato, e inferiore a quella di Francia, Spagna e Paesi Bassi.
Dalla percezione generale al servizio locale
Per un comune, l’indicatore nazionale è solo un punto di partenza. Le indagini locali sulla qualità urbana permettono di scendere al livello del quartiere e di collegare la sicurezza percepita a fattori su cui l’amministrazione può intervenire direttamente: illuminazione, manutenzione degli spazi pubblici, presenza della polizia locale, pulizia, vivibilità delle piazze. Sono gli aspetti che, nelle rilevazioni sulla soddisfazione, spiegano spesso una parte rilevante del giudizio sulla sicurezza.