Le liste d’attesa sono il tema su cui la soddisfazione dei cittadini verso la sanità pubblica si gioca più spesso. Eurostat offre un indicatore confrontabile tra Paesi: la quota di persone che, nell’ultimo anno, hanno avuto bisogno di una visita medica ma non l’hanno ricevuta perché troppo costosa, troppo lontana o per un’attesa troppo lunga.
Nel 2024 in Italia la quota è dell’1,9% della popolazione con 16 anni e più. La media europea è del 2,5%. L’Italia si colloca al 14° posto su 27, contando dal valore più basso.
Dieci anni di calo, poi lo stallo
La serie italiana mostra un calo netto tra il 2015 (7,2%) e il 2017 (1,8%), dovuto soprattutto alla componente economica: la rinuncia per motivi di costo è scesa dal 6,5% all’1,5%. Da allora il valore complessivo è stabile, tra l’1,8% e il 2,4%.
La componente legata all’attesa, invece, è cresciuta: dallo 0,3% del 2017 allo 0,8% del 2024. Lo stesso andamento si vede in Europa, dove la rinuncia per attesa è passata dallo 0,6% all’1,4%: le liste d’attesa sono un problema comune ai sistemi sanitari europei dopo la pandemia.
Perché il dato italiano sembra basso
Chi conosce il dibattito italiano potrebbe stupirsi di valori così bassi. La spiegazione è metodologica. L’indicatore europeo conta solo chi non ha ricevuto la visita. Chi ha atteso a lungo ma alla fine è stato visitato, o chi ha evitato la lista pagando una prestazione privata, non rientra nel conteggio.
In altre parole, il dato EU-SILC misura la rinuncia, non l’attesa. Una parte del problema italiano si trasferisce sulla spesa privata delle famiglie: un tema che affronteremo in un prossimo approfondimento. Anche le indagini nazionali, costruite con domande diverse, restituiscono livelli differenti: per questo è importante usare sempre la stessa fonte quando si confrontano anni o Paesi.
Cosa misurare in un’indagine locale
Per un’azienda sanitaria o una regione, l’indicatore europeo è un punto di riferimento ma non basta. Un’indagine sulla soddisfazione degli utenti dovrebbe chiedere anche quanto si è atteso, se il tempo era in linea con la classe di priorità indicata sulla ricetta, e se il paziente si è rivolto al privato per evitare l’attesa. Sono queste le informazioni che permettono di passare dalla percezione alla gestione.