La sicurezza stradale è uno dei servizi pubblici più diffusi e meno percepiti come tali. Dipende dalla progettazione e dalla manutenzione delle strade di Comuni, Province e Regioni, dai controlli della polizia locale, dall’illuminazione, dagli attraversamenti pedonali, dall’offerta di trasporto pubblico. E ha un indicatore di risultato che non lascia margini di interpretazione: il numero di persone che muoiono sulle strade.
Gli ultimi dati Eurostat, aggiornati ad agosto 2026, dicono che nel 2024 in Italia sono morte in incidenti stradali 3.030 persone, pari a 51 ogni milione di abitanti. Nell’Unione europea le vittime sono state 19.933, circa 44 per milione. Il dato più utile per chi amministra, però, non è il livello ma la tendenza: dal 2019 l’Europa ha ridotto i morti del 12,4%, l’Italia solo del 4,5%.
L’Italia nella seconda metà della classifica europea
Con 51 morti per milione di abitanti l’Italia è al 19° posto su 27 Paesi, ordinati dal tasso più basso. I livelli migliori sono quelli di Svezia (20), Malta (21) e Danimarca (24); i più alti quelli di Romania (78) e Bulgaria (74). Tra i grandi Paesi, la Germania è a 33, la Spagna a 36, la Francia a 49. Dietro l’Italia restano otto Paesi, tra cui Polonia e Ungheria (52), Portogallo (57) e Grecia (64).
Fino al 2019 la stessa velocità dell’Europa, poi il distacco
La distanza di oggi non è un dato storico. Tra il 2010 e il 2019 Italia e Unione europea hanno ridotto i morti sulle strade quasi allo stesso ritmo: −22,9% l’Italia (da 4.114 a 3.173), −23,1% l’UE. Nel 2019 il tasso italiano, 53 per milione, era vicino a quello europeo, circa 51.
Dopo il 2020, anno anomalo per il calo della mobilità, le due curve si separano. L’Italia è risalita a 3.159 morti nel 2022, quasi il livello pre-pandemia, e da allora è scesa poco: 3.039 nel 2023, 3.030 nel 2024. L’Europa ha ripreso a scendere più rapidamente. Il risultato è che il divario si è allargato proprio negli anni in cui l’Unione ha fissato l’obiettivo di dimezzare i morti sulle strade entro il 2030 rispetto al 2019.
Per raggiungere quell’obiettivo l’Italia dovrebbe scendere a circa 1.590 morti nel 2030: oltre 1.400 in meno rispetto al 2024. Significa ridurre le vittime di circa il 10% ogni anno per sei anni consecutivi, contro una riduzione media che dal 2019 è stata inferiore all’1% annuo. Anche per l’Unione nel suo insieme il passo richiesto è impegnativo, intorno al 9% annuo, ma il punto di partenza è più avanti.
Un Paese che si divide: il Nord migliora, il Sud peggiora
Il dato nazionale nasconde andamenti opposti. Tra il 2019 e il 2024 le regioni del Nord hanno ridotto i morti del 16,6%, un ritmo superiore a quello medio europeo. Il Centro è rimasto quasi fermo (−2,0%). Nel Mezzogiorno i morti sono aumentati del 13,8%, da 950 a 1.081.
| Morti in incidenti stradali | 2019 | 2024 | Variazione |
|---|---|---|---|
| Nord | 1.569 | 1.308 | −16,6% |
| Centro | 654 | 641 | −2,0% |
| Mezzogiorno | 950 | 1.081 | +13,8% |
| Italia | 3.173 | 3.030 | −4,5% |
| UE-27 | 22.757 | 19.933 | −12,4% |
Dietro questi totali ci sono movimenti netti in alcune grandi regioni. Lombardia (da 438 a 383), Piemonte (da 232 a 171), Veneto (da 336 a 269) ed Emilia-Romagna (da 352 a 273) hanno ridotto le vittime; Campania (da 223 a 261), Puglia (da 207 a 241), Sicilia (da 210 a 240), Sardegna (da 71 a 113) e Lazio (da 295 a 319) le hanno viste crescere.
Il tasso per abitante racconta però una geografia diversa dalla semplice opposizione Nord-Sud. Nel 2024 i valori più bassi sono in Lombardia (38), Piemonte (40), Liguria (41) e Molise (42), le uniche quattro aree sotto la media europea. I più alti sono in Umbria (73), Sardegna (72), Provincia autonoma di Trento (70) e Abruzzo (68). Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia, pur in miglioramento, restano a 61. Il tasso dipende anche da fattori che non riguardano la qualità della gestione: estensione della rete extraurbana, flussi turistici, traffico di attraversamento, quota di spostamenti in moto.
Cosa significa per chi gestisce servizi locali
1. Il tasso di mortalità è un indicatore di esito, non di processo. Per un Comune o una Provincia è il risultato finale di molte scelte: velocità, manutenzione, illuminazione, attraversamenti, controlli. Per governarlo servono indicatori intermedi sotto il controllo dell’ente, come la quota di strade con limiti adeguati al contesto, i tempi di intervento sulle segnalazioni di buche e guasti, i controlli effettuati.
2. Nei territori piccoli i numeri oscillano. In Valle d’Aosta i morti sono stati 7 nel 2024, in Molise 12. Con valori così bassi pochi incidenti spostano molto il tasso: conviene leggere medie su più anni e non commentare la singola variazione annuale.
3. La percezione dei cittadini completa il quadro. I dati ufficiali contano le vittime; non dicono quanto gli abitanti si sentano sicuri ad attraversare, andare in bicicletta, mandare i figli a scuola a piedi. Un’indagine di soddisfazione sui servizi di mobilità e polizia locale può far emergere i punti critici prima che diventino incidenti, e un indice sintetico come il TR-Index consente di seguire nel tempo la qualità percepita accanto agli indicatori di esito.
Il confronto con l’Europa mostra che ridurre le vittime è possibile e che molte regioni italiane lo stanno facendo. La questione aperta è perché, dal 2019, una parte del Paese abbia smesso di migliorare.