Il dato nazionale sull’uso dei servizi pubblici online, 43,5% nel 2025, è una media che tiene insieme realtà molto diverse. Eurostat pubblica lo stesso indicatore anche per regione, e la mappa che ne esce è netta.
In testa c’è l’Emilia-Romagna, con il 59,3% dei residenti tra 16 e 74 anni che hanno avuto un contatto online con la PA nell’ultimo anno. In fondo la Calabria, con il 26,6%. La distanza tra le due è di 32,8 punti.
Un gradiente Nord-Sud quasi perfetto
Le prime posizioni sono tutte del Nord: dopo l’Emilia-Romagna vengono la Provincia di Trento (54,6%), la Lombardia (53,5%) e il Friuli-Venezia Giulia (52,1%). Le ultime sei sono tutte del Mezzogiorno: Molise, Campania, Sicilia e Calabria restano sotto il 32%.
Fa eccezione la Sardegna, che con il 45,0% supera la media nazionale e si colloca accanto alle regioni del Centro. Il Lazio (45,5%) è poco sopra la media italiana.
Chi è cresciuto nell’ultimo anno
Rispetto al 2024 la media italiana è cresciuta di 1,6 punti. Tra le regioni, i progressi maggiori si registrano in Emilia-Romagna (+5,7) e Sicilia (+5,3), mentre Umbria e Abruzzo arretrano di circa 5 punti. Su scala regionale i campioni sono più piccoli e le variazioni annuali vanno lette con cautela: conta di più la posizione relativa, che è stabile.
Le cause e le leve per i territori
Il divario digitale tra regioni si sovrappone a quello di età, istruzione e reddito, ma dipende anche dall’offerta: la qualità dei servizi online di comuni, aziende sanitarie e regioni varia molto sul territorio. Un cittadino calabrese e uno emiliano non trovano gli stessi servizi quando aprono il sito del proprio comune.
Per un ente del Mezzogiorno, la strategia più efficace passa da due binari: portare online i servizi più usati con percorsi semplici, e accompagnare gli utenti meno digitali con punti di facilitazione. Misurare la soddisfazione su entrambi i canali è l’unico modo per sapere se la transizione sta funzionando.