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31 Marzo 2026

Quanti questionari servono? Il margine di errore spiegato a chi deve misurare la soddisfazione

Con 400 interviste casuali l'errore massimo è di circa ±5 punti, con 1.000 di ±3. Ma il numero giusto dipende dalla precisione richiesta, dalla popolazione e soprattutto da come si scelgono le persone.

È la prima domanda che ogni ente si pone quando decide di misurare la soddisfazione dei propri utenti: quanti questionari servono? La risposta onesta è che dipende. Ma dipende da tre elementi precisi, che si possono calcolare, e non dalla sensazione che “più sono, meglio è”.

Il primo elemento è la precisione desiderata, cioè il margine di errore. In un campione casuale semplice, se il 50% degli intervistati si dichiara soddisfatto, con 400 interviste il valore vero si trova, con il 95% di fiducia, entro ±4,9 punti. Con 1.000 interviste il margine scende a ±3,1.

±4,9punti di margine con 400 interviste
±3,1punti con 1.000 interviste
385interviste per ±5 punti su 1 milione di utenti

Il margine di errore scende, ma sempre più lentamente

Margine di errore massimo al crescere del campione
punti percentuali, livello di fiducia 95%, proporzione 50%, campione casuale semplice

02468109,8n=1006,9n=2005,7n=3004,9n=4004,0n=6003,5n=8003,1n=1.0002,5n=1.500

Calcolo: formula del margine di errore per una proporzione, 1,96·√(0,25/n). Elaborazione: Andrea Troisi · CustomerPA · Troisi Ricerche.

Il grafico mostra la regola più importante: il margine di errore diminuisce con la radice quadrata del campione. Passare da 100 a 400 interviste lo dimezza (da ±9,8 a ±4,9), ma per dimezzarlo di nuovo servono 1.600 interviste. Oltre una certa soglia, aumentare il campione costa molto e rende poco.

Per questo la domanda utile non è “quanti questionari possiamo raccogliere”, ma “quale differenza vogliamo essere in grado di vedere”. Se l’obiettivo è capire se la soddisfazione è sopra o sotto il 70%, un margine di ±5 punti può bastare. Se si vogliono confrontare tra loro più uffici o più anni, serve una precisione maggiore in ogni sottogruppo.

La dimensione della popolazione conta meno di quanto si pensi

Il secondo elemento è la dimensione della popolazione di riferimento. Qui molti sono sorpresi: per popolazioni grandi il numero di interviste necessarie praticamente non cambia. Per un margine di ±5 punti servono 370 interviste su 10.000 utenti e 385 su un milione. La correzione per popolazione finita diventa rilevante solo per enti o servizi piccoli, sotto qualche migliaio di utenti.

Interviste necessarie in base agli utenti del servizio
campione casuale semplice, fiducia 95%, proporzione 50%, con correzione per popolazione finita
±5 punti±3 punti

02004006008001.0001.2002183415002785171.0003236972.0003578805.00037096510.0003831.056100.000

Calcolo: n = n₀ / (1 + (n₀−1)/N). Elaborazione: Andrea Troisi · CustomerPA · Troisi Ricerche.
Utenti del servizio (N) ±5 punti ±4 punti ±3 punti
500 218 274 341
1.000 278 376 517
2.000 323 462 697
5.000 357 537 880
10.000 370 567 965
50.000 382 594 1.045
100.000 383 597 1.056
1.000.000 385 600 1.066

Il vero rischio non è il numero, è la selezione

Il terzo elemento, il più importante, non compare nelle formule: il campione deve essere casuale o almeno rappresentativo. Mille questionari raccolti solo da chi ha voluto rispondere, magari tramite un link pubblicato sul sito, non hanno un margine di errore calcolabile. Rappresentano chi era più motivato a rispondere, spesso i molto soddisfatti o i molto arrabbiati.

Per un ente pubblico la scelta corretta è quasi sempre un campione più piccolo ma estratto con criteri noti (dalle liste degli utenti, per quote o stratificato per servizio e canale), integrato se serve da interviste telefoniche o di persona per raggiungere chi non usa il web. Un campione ben costruito di 400 persone vale più di 4.000 risposte spontanee.