Il numero di posti letto negli ospedali è uno degli indicatori più citati quando si parla di capacità del sistema sanitario. Secondo i dati Eurostat, nel 2023 l’Italia disponeva di 304 posti letto ogni 100mila abitanti. La media europea è di 511.
L’Italia si colloca al 21° posto su 27. Hanno meno posti letto in rapporto alla popolazione solo Svezia, Paesi Bassi, Danimarca, Finlandia, Spagna e Irlanda: tutti Paesi con sistemi sanitari considerati efficienti.
Un calo comune a tutta Europa
Tra il 2013 e il 2023 i posti letto per abitante sono diminuiti in Italia del 8,1% e nella media europea dell’8,3%. Anche Germania e Francia, che partono da livelli molto più alti, hanno ridotto la dotazione.
Il calo riflette una tendenza di lungo periodo: più interventi in day hospital e in ambulatorio, degenze più brevi, cure spostate sul territorio e a domicilio. Il posto letto è sempre meno la misura principale della capacità di un sistema sanitario.
Quando i letti mancano davvero
Il confronto internazionale ha però un limite: non tiene conto di come il sistema è organizzato. Paesi come i Paesi Bassi o la Danimarca hanno pochi posti letto ma una rete forte di assistenza territoriale, domiciliare e residenziale. In Italia, dove la rete territoriale è ancora in costruzione con il PNRR (case e ospedali di comunità), la scarsità di posti letto si traduce più spesso in pronto soccorso affollati e ricoveri difficili.
Per i cittadini la qualità percepita dipende proprio da questo: dal tempo passato in pronto soccorso, dalla possibilità di trovare un letto vicino a casa, dalla continuità tra ospedale e territorio. Sono aspetti che un’indagine di soddisfazione ben costruita può misurare, e che un indicatore di dotazione come il numero di letti non può vedere.